VIP si nasce
Cittadini di Mappano e terre limitrofe! Abusivi della Reisina! Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza… dunque, se non avete i soldini, buttatevi sugli straordinari, mettete la famiglia a pane e acqua, scippate le vecchiette, rubate nei supermercati, ma non perdetevi l’opportunità di assistere a una partita di calcio dalla tribuna VIP. Un giorno potrete dire ai vostri discendenti “Io c’ero”. Anch’io c’ero, sospinto da mio figlio che a sua volta aveva avuto un invito omaggio: lui millantò la faccenda come un regalo per la festa del papà e io feci finta di credergli, dopo essermi accertato che non avesse prima ipotecato il gatto di casa.
Dunque. Mi avvicino all’ingresso VIP con la mia auto piena di graffiti da cacciavite, gentile omaggio di chi non gradisce i miei parcheggi all’americana. Il custode dei VIP educatamente si volta, prima di vomitare.
All’interno, parcheggio fra una Lamborghini e una Maserati. Mentre esco a piedi, un secondo custode arriva trafelato e mi chiede di chi sia “quella” macchina. “E’ la mia” gli dico mentre un certo prurito alle mani comincia a farsi sentire. Se ne va indignato, brontolando impettito nella sua uniforme blu notte.
Come entro nella hall (e chi lo sapeva che nelle viscere dello stadio ci fosse una hall?) mi accoglie una bonazza che più bonazza non si può che, per fortuna sua, è dotata di orecchie che le fanno da fermo, se no il sorriso che sfodera le farebbe il giro della capoccia. Mi accompagna su un ascensore e per tutto il tragitto mi guardo le unghie e le punte delle scarpe, tanto per farmi vedere disinvolto. Al termine del viaggio, altre bonazze con minigonna da vertigine mi conducono al banco bar…veramente io il caffè l’ho appena preso a casa mia…non importa…te ne sbattono un altro lì, con un whiskino accanto…il tutto, ovviamente, a sbafo, seguito da innumerevoli “ne gradisce ancora?” Come no! Così tornerò a casa ciucco come una capra convinto di aver visto la corsa dei cavalli. Comincio a chiedermi se, per caso, si stia giocando anche la partita, qualche parte, quando altre due bonazze mi spingono verso il “mio” palco dove, con un onorevole da una parte e un amministratore delegato dall’altra, guardo un pezzo di partita.
Intervallo. Tutti i VIP sciamano e io li seguo. Altra hall, con tavoli imbanditi d’ogni ben di dio, camerieri che versano Champagne e Barolo come fossero gazzosa. Un Vippone grande e grosso quasi quanto me, mi si avvicina e attacca discorso. Dietro di lui, a discreta ma attenta distanza, la guardia del corpo. Consulto l’orologio vergognandomi che non sia un Rolex d’oro e sperando che nessuno si accorga che è made in Porta Pila. Chiedo al Vippone se non sia il caso di avviarsi per il secondo tempo. “Ah! Ah! – fa lui – tant la partida la fan lustess”. Il suo Ah! Ah! Mi consente di ammirare quel quarto di maiale che gli ruota in bocca come la malta nella betoniera. E anche il rumore della masticazione è uguale. E scopro che le due SS finali non sono altro che le canne di una doppietta che, se pronunciate a bocca piena, diventano un’arma letale: ti spalmano sulla faccia briciole, carne semimasticata, residui della cena precedente, ingentiliti da un vago profumo di barolo.
Saluto il Vippone e mi avvio al mio palco. Ma, a causa dei troppi champagnini, mi scappa la pipì e quindi cerco un locale servizi (quello che a Mappano si chiama cesso). Invano. Alla fine chiedo lumi alla bonazza che va su e giù per il corridoio e lei me lo indica con sufficienza: sta proprio dietro di me!
E come potevo immaginarlo! Già quando sei a un chilometro di distanza dai nostri sani, genuini cessi da operai ti pare di farti una pera di ammoniaca e lì, invece….Chanel n° 5. E poi non avete idea di come piscino i VIP: non come noi, che a cento metri dalla meta cominciamo le manovre di estrazione e poi, per altri cento metri a ritroso ci dedichiamo allo scrollamento e alla riposizione. No! Per i VIP è come entrare in un ufficio postale. Nessuno se ne accorge. Inoltre non ci sono gli orinatoi a muro e questa non l’ho capita. Sarà perché sono sconvenienti o perché i VIP tendono ad allungare il collo…si sa, il pisello del vicino è sempre più verde… Sia come sia, loro la fanno nei locali dove in genere noi ci chiudiamo per cose più impegnative. Invece loro lasciano la porta socchiusa. Non trovando orinatoi a muro e vedendo quella porta socchiusa, la apro con un calcio, ad estrazione già mezza avvenuta: dietro c’è il VIP che si prende una cartellata sulla schiena. Ma cosa pensate, che quello abbia reagito come un plebeo qualunque, tipo “ Guarda cosa at fase, brut pi..u!”. Nossignori. Sussurra ”Ops” e basta.
E le Vipesse? Loro non sono come le nostre donne di Mappano e dintorni. Le Vipesse non pisciano. A cento metri dalla meta, anche loro estraggono, ma solo il rossetto, e lo esibiscono sculettando mentre si recano in loco e si guardano attorno come dire: “Pisciare io? Ma per chi mi avete preso!”
Esco dallo stadio, incontro un amico che non vedevo da anni e che sta uscendo dalla curva. Mi prende sottobraccio e mi dice “Ven, anduma a beive na volta” e mi sospinge in una piola dove ordina due “tubi” di bianco secco, di quello spillato da chissà dove, che non perde mai quella caratteristica punta d’aceto.
Tutt’altra cosa, rispetto agli champagnini dei VIP. Dentro stanno giocando a carte e c’è odore di fumo, di sudore, di vino e di… bestemmie. Mentre siamo entrambi appoggiati al bancone lo osservo esultante per la vittoria sua della squadra. Avrei voglia di abbracciarlo, mentre ironizza timidamente sul fatto che io mi sia messo tutto elegante…invece riesco soltanto a dirgli “Grazie, Sergio, ora sono di nuovo a casa,.”
Carlo Porta



