Il nome ‘Mappano’
Il nome (prima Mapan, poi Mapano, infine Mappano) deriva dalla famiglia Amapano che già nel ‘500 aveva qui estese proprietà.
Prima ancora, la località era nota come “I Fanghi” oppure ” alla Palude” per lo stato del terreno paludoso che fu poi largamente bonificato, attraverso la realizzazione di fossi e canali, dai Padri della Compagnia di Gesù che avevano preso a cuore questa zona estremamente povera.
Tuttavia le persone più anziane ricordano che fino attorno alla metà del 1900 lo stato paludoso rimase in alcune località (Reisina, in particolare) e si asciugò via via, spontaneamente o col riporto di terra per l’urbanizzazione.
Si hanno notizie certe che negli anni a cavallo fra il ‘500 e il ‘600 la comunità di Mappano fu quasi interamente dedita alla risicoltura ed è probabile che alla base di questa scelta ci fosse un equivoco di fondo: vale a dire la convinzione che fosse sufficiente tanta abbondanza di acqua per la coltivazione del riso che, invece, richiede anche un particolare tipo di terreno.
Inoltre, a fianco della resa modesta, cominciarono a diffondersi in modo sempre più epidemico le febbri malariche dovute all’insalubrità delle campagne. Esse, colpendo la popolazione, ne fiaccavano le potenzialità produttive, tanto che si giunse finalmente alla storica data del 30 aprile 1624, allorchè il Comune di Caselle emanò il seguente bando:
“Vi è proibizione ad ogni persona di qualunque grado o condizione sia, di mai più per l’avvenire seminare, né far seminare risi in detto finaggio di Caselle in poca, mediocre, nè grande quantità per li molti danni che causano ad esso luogo, sotto pena di scudi duecento ogni volta che si contravverrà et altra arbitraria, et agli uomini di detto luogo di andar a far risere né seminare risi in luoghi al suddetto vicini, né coltivarne, sotto l’istessa pena. In detta maniera s’accrescerà et bonificherà il detto luogo.”
E’ interessante notare che questo divieto, essendo appunto stato emanato dal Comune di Caselle, non riguardava la Reisina, che si trovava nel territorio di Leinì e che quindi potè continuare nella coltivazione del riso…con minor concorrenza!
E’ altresì curioso il fatto che, nel corso dei secoli, su Mappano si abbatterono tutte le sventure tipiche dell’epoca, dalle guerre alla peste, dalle razzie di bande di predoni alle già citate febbri malariche: ma una in più. L’invasione dei lupi che piovvero innumerevoli e affamati dalle montagne, nei primi anni del 1800, provocando anche vittime umane. Il pericolo fu tanto serio che il Governo stabilì una taglia per ogni lupo abbattuto, anche con il veleno. I Casellesi si organizzarono per preparare le esche avvelenate in una costruzione sita in strada Goretta, che ancor oggi vien detta “al ciabot dal luv”.
(Porta)



