La SNIA Viscosa


La SNIA Viscosa

Il 18 luglio 1917 si costituiva a Torino, con il capitale nominale di L. 5.000.000, la SNIA: “Società di Navigazione Italo Americana”, avente per scopo l’esercizio dei trasporti marittimi tra Italia e Stati Uniti.
Nel 1920 la ragione sociale veniva modificata in: “Società di Navigazione Industria e Commercio” in relazione all’iniziato suo interessamento alla produzione delle fibre tessili sintetiche. In seguito l’azienda assumeva la denominazione di SNIA VISCOSA: “Società Navigazione Industriale Applicazione Viscosa”. Dall’originaria piccola società di navigazione, alla quale la sorte non fu propizia, derivò la grande impresa italiana, che in pochi lustri ha saputo realizzare uno dei più potenti complessi industriali, commerciali e finanziari del Paese.

Non a caso, buona parte dei Mappanesi, e degli altri abitanti dei paesi limitrofi, si trovò a far parte di questa fetta di microstoria.

Nel 1925 veniva iniziata la costruzione del nuovo stabilimento di Torino Stura che entrava in funzione l’anno successivo. Nel 1927 la SNIA VISCOSA assumeva il controllo del Gruppo Seta Artificiale e degli stabilimenti di Varedo e di Magenta; a questi si aggiungevano man mano, quelli di Altessano ed il Meccanico di Torino. La produzione annua di raion che nel 1920 era di soli 500 mila kg., nel 1929 aveva superato i 9 milioni 500 mila kg. Franco Marinotti entrava alla SNIA in un momento particolarmente difficile per la società. La crisi economica mondiale (1929-1932) faceva registrare una battura d’arresto anche alla SNIA, la cui situazione si aggravava ulteriormente a causa degli eccessi speculativi che aveva caratterizzato la gestione di Riccardo Gualino, il presidente del tempo. Occorreva un intervento drastico, coraggioso, consapevole: a Gualino era succeduto Senatore Borletti (1930), accanto a lui veniva chiamato Franco Marinotti, figura di spicco nel mondo degli affari per l’esperienza maturata nel campo dei tessili in Russia e Polonia. Da questo momento il nome di Marinotti sarà intimamente legato agli ulteriori sviluppi raggiunti dalla SNIA, cui coinciderà la sua “escalation”: amministratore delegato nel ‘34 e, dopo soli tre anni, presidente della società. Raggiunta una fase di equilibrio, la SNIA, sotto l’impulso del nuovo presidente, era in grado di promuovere ricerche per ottenere nuove produzioni di fibre tessili, finora limitata al solo raion. Nascevano così: il lanital” (*), la merinova, il raion cord, il fiocco, il koplon, il lilion, il velicrem, l’acetato, il wistel, per citare solo i prodotti principali. Dal 1930 al ‘36, sotto la gestione di Marinotti, la produzione tra raion e fiocco passava da 11,5 milioni di kg. a 47 milioni di kg.

La situazione del mercato mondiale della cellulosa e di quella del raion in particolare, la cui produzione poteva difficilmente seguire il ritmo sempre più intenso delle crescenti richieste, aveva spinto la SNIA VISCOSA a studiare a fondo il problema della cellulosa italiana, prima ancora del recente conflitto. Determinata la necessità di far sorgere un grande impianto, sarebbe stato possibile provvedere rapidamente al suo rifornimento con le essenze tradizionali a lenta crescita e, dall’altra parte, il carattere della nostra agricoltura, eminentemente intensiva, avrebbe reso antieconomica l’utilizzazione forestale. Dopo un lungo e minuzioso studio, riferiti ai cicli di produzione sia agricola che industriale, veniva messo a punto nei laboratori della società un procedimento per l’utilizzazione della “canna gentile” (Arundo Donax), capace di consentire una produzione legnosa annua molto più elevata di quella caratteristica delle conifere già da tempo impiegate. Ragioni di politica economica, minacciosi eventi internazionali consigliavano di scegliere la strada più breve, quella della “canna gentile”. Nell’eventualità di un conflitto, anche in caso di una nostra neutralità, i rifornimenti di cellulosa nordica sarebbero diventati problematici. Il 14 dicembre 1935 la SNIA depositava il brevetto per la lavorazione, ottenendo così la supremazia assoluta nel campo della cellulosa. Gli esperimenti davano risultati positivi; si trattava, ora, di scegliere il luogo dell’insediamento. La scelta, operata da Marinotti in collaborazione con Mussolini, seguiva tre ordini di fattori: 1) non intaccare terreni già adibiti ad intenso sfruttamento agricolo ed in avanza- to ciclo produttivo; 2) preferire zone gravate da disoccupazione operaia; 3) preferire zone servite da facili comunicazioni interne con conseguente note vole economia del costo dei trasporti.

(da: Associazione Primi di Torviscosa)

I fantasmi della Snia

Lo stabilimento Snia Viscosa (Società Nazionale Industria Applicazioni Viscosa) di Pavia, fino a pochi decenni fa uno dei più grossi complessi italiani del settore, e il più rilevante per dimensioni nel pavese, a partire dal 1920 produsse come industria chimico-tessile fibre artificiali destinate alla fabbricazione di capi d’abbigliamento e solfuro di carbonio (CS2), materiale gravemente inquinante e dannoso per la salute utilizzato per la produzione delle fibre.

A partire dagli anni ’70 l’azienda cessò la produzione delle fibre, e nel 1982 chiuse anche il reparto del CS2. Centinaia di lavoratori negli anni della progressiva dismissione dei comparti produttivi furono costretti a trovarsi un’altra occupazione, fino alla totale chiusura e parziale cessione di proprietà dell’area negli anni ‘80.

Una storia come tante del ‘900: facile immaginare numerosi capannoni destinati alle produzioni chimiche e vari laboratori, sale macchine, magazzini, edifici di rappresentanza, case per gli operai e perfino un convitto religioso per le lavoratrici “forestiere”.
L’area dismessa (la più grande a Pavia con i suoi 165.000 metri quadri), oggetto di progetti urbanistici e di interessi economici, è abbandonata e prevalentemente inutilizzata da più di vent’anni, se si escludono gli usi informali da parte di senzatetto.

(di Andrea Ferloni & Lorenzo Mazzi)